La guida eretica alla finanza globale. Come hackerare il futuro del denaro.

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Brett Scott, Altreconomia, Roma, May 2018

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Esplorerete il lato oscuro del sistema finanziario globale e scoprirete come boicottarlo, in un’ottica “hacker”. Per poi ricostruirlo in senso etico, democratico e cooperativo.

Alla vigilia dalla crisi del 2008, Brett Scott viene assunto
 nella City come intermediario di derivati: una posizione privilegiata che 
gli consente una visuale unica – da insider – della finanza globale.

Questo libro è il frutto della sua esplorazione sul campo, non convenzionale 
e intrigante, del mondo finanziario; non solo ne illustra
i principali concetti, gli strumenti e gli attori protagonisti ma 
ne rompe gli schemi culturali. Scott entra nel cuore del sistema come un “hacker della finanza”: fornisce l’accesso ai suoi dogmi
 e contemporaneamente li sovverte.

Un approccio “eretico”
che propone di mettere i bastoni tra le ruote al sistema, sviluppando l’attivismo finanziario e i modelli imprenditoriali alternativi. Ciascuno di noi può così partecipare alla costruzione
di un sistema finanziario democratico, lanciando il proprio 
“hedge fund attivista”, investendo in progetti sociali ed energie pulite, usando le piattaforme di finanza peer-to-peer.

Con una nota dell’autore all’edizione italiana

Prefazione di Andrea Baranes
 di Fondazione Finanza Etica

Traduzione a cura di Rodolfo Maggio

Illustrazione di copertina: © Ivan Canu, salzmanart.com

Questo libro è stato realizzato grazie al contributo di Fondazione Finanza Etica

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Rassegna internazionale

“Il denaro è potere, ma lo è anche la conoscenza. Non si cambierà il mondo con le regolamentazioni, ma solo con la forza dei cittadini che hanno il potere di agire. Il libro di Brett Scott è divertente, ricco di informazioni e buone idee su come possiamo impegnarci e cambiare la finanza globale alle nostre condizioni”.

Tony Greenham, Head of Finance and Business alla “The New Economics Foundation”

“Questo libro offre uno sguardo unico sul nostro sistema finanziario, basato sull’insolita avventura personale dell’autore: non solo ci fornisce una guida facile da usare per il complesso labirinto della finanza moderna, ma ci dice anche come utilizzarla e sovvertirla per scopi sociali e in modi innovativi”.

Ha-Joon Chang , economista e docente all’Università di Cambridge, autore di “23 cose che non vi hanno detto sul Capitalismo”

Dall’introduzione di Brett Scott

Il sistema finanziario interconnette industrie, governi e individui di tutto il mondo. Dirige denaro verso questi soggetti e lo allontana, si fa intermediario nelle transazioni, ridistribuisce rischio, e lo crea. Questo è un libro su come rafforzare se stessi di fronte a tale sistema, fornendo gli strumenti attraverso i quali una singola persona può comprenderlo, combattere le asimmetrie di potere che vi sono incorporate e utilizzarlo per fini positivi, cioè “eretici”.

RADICALIZZARE LE RIFORME E RIFORMARE I RADICALI

I dibattiti riguardanti il sistema finanziario sono fondamentalmente due. A occupare il centro della scena è il dibattito mainstream, quello sulla riforma finanziaria. Esso invade la carta stampata con complicate di- scussioni sui requisiti patrimoniali delle banche e riflessioni controverse sulle cause della crisi finanziaria del 2008. Politici, esperti e think-tank si arrovellano sulle politiche delle banche centrali o sui problemi creati dalle garanzie che i governi concedono alle banche. Sebbene si tratti di discussioni importanti, esse rimangono inaccessibili alla maggior parte delle persone ed esclusivo appannaggio di élite politiche ed esperti economici. Sono fortemente influenzate da uomini ormai anziani che mantengono inalterati molti dei più radicati dogmi sulla finanza.

In questo scenario vengono sviluppati i dibattiti radicali di giustizia sociale, ambientale ed economica. Essi riguardano un’ampia varietà di gruppi della società civile: gruppi di azione diretta, ONG umanitarie, studenti impegnati, attivisti per i diritti umani, sindacati, movimenti socialisti e ambientalisti, critici accademici e giornalisti. La tensione di questi dibattiti può essere percepita in molti “discorsi clandestini”, dalle discussioni seminariali di teoria critica, alla letteratura che si può trovare negli squat anarco-sindacalisti, passando per le conversazioni informali al pub a proposito di come “le banche fregano la gente”. Questi discorsi sono spesso fortemente influenzati da scuole di pensiero alternative, come l’economia marxista e quella eterodossa (cioè non mainstream), l’ecologia ambientalista, le politiche identitarie delle minoranze, le filosofie spirituali, le teorie anarchiche e socialiste, e persino le forme di localismo difensivo. I movimenti radicali spesso si rappresentano come contestatori del neoliberismo, un termine che si riferisce a posizioni politiche più o meno basate su di un assortimento di teorie economiche neoclassiche e che favorisce la privatizzazione e i mercati globali deregolati. All’interno di questo quadro, gli intermediari finanziari (come le banche) sono presi di mira per cercare di finanziare corporazioni con pessimi standard ambientali e lavorativi, speculazioni improduttive, e una cultura consumista abitudinaria e disconnessa.

Ho sempre avuto una forte affinità con il dibattito radicale. A differenza delle blande discussioni tradizionali e tecnocratiche che spesso igno- rano le profonde disuguaglianze di potere all’interno della società, il dibattito radicale è impetuoso ed esigente. Nel corso degli eventi di una campagna radicale, lo spirito s’innalza, le idee sembrano eccitanti e si diffonde un accattivante senso di comunità. I movimenti Occupy, ad esempio, hanno fornito a molti individui un’occasione per condividere acute critiche nei confronti dei difetti strutturali dei nostri sistemi economici e sociali. Tali attivisti hanno prontamente riconosciuto la centralità del settore finanziario in quanto potente deposito di capitali. Molti di loro intuiscono con preoccupazione che sempre più aspetti della società stanno rapidamente diventando “finanziarizzati” o dominati dagli interessi degli intermediari finanziari.

Londra e New York sono i due maggiori centri finanziari del mondo e ospitano un denso agglomerato di intermediari finanziari. Ma sono anche due dei più grandi hub globali per i movimenti di giustizia sociale, ambientale ed economica e per le ONG impegnate a livello internazionale. Offrono quindi un’opportunità perfetta per tali organizzazioni di influenzare i movimenti di capitali globali. Eppure l’accesso dei gruppi radicali ai principali intermediari finanziari rimane molto limitato. Questo, in parte, è dovuto al fatto che i gruppi radicali sono enormemente sottofinanziati e, seppur pieni di passione politica, rimangono spesso a corto di capacità tecnica e di personale.

Nel Regno Unito, per esempio, ci sono un numero inadeguato di campagne rivolte al sistema finanziario, e queste sono spesso costituite da non più che una manciata di persone.

Esempi noti includono la campagna sulla Robin Hood Tax per implementare una tassa sulla speculazione finanziaria, quella del World Development Movement sulla speculazione alimentare, la campagna del Tax Justice Network sui paradisi fiscali, e quelle di Platform London contro il finanziamento dei combustibili fossili. MoveYourMoneyUK promuove boicottaggi bancari da parte dei consumatori, mentre FairPensions incoraggia l’attivismo degli azionisti. Global Witness, Sandbag, Finance Watch e altri osservatori della situazione internazionale intraprendono varie indagini finanziarie e campagne politiche, e ONG più grandi come Oxfam, ActionAid e Greenpeace hanno piccoli gruppi focalizzati su questioni finanziarie.

Gruppi che promuovono campagne finanziarie operano anche negli Stati Uniti, in Europa (anche in Italia, pensiamo a Banca Etica) e in altri importanti centri finanziari in tutto il mondo. Sebbene abbiano aperto canali importanti per diffondere le loro prospettive radicali sulla finanza, essi tendono a essere inclusi in un movimento di giustizia che rimane per lo più al di fuori del settore finanziario. Indirettamente, molti attivisti tentano ancora di influenzare gli intermediari finanziari, utilizzando media, celebrità, petizioni e manifestazioni per creare pressione politica. In materia di finanza tecnica, spesso dipendono però dal supporto intellettuale di accademici sparsi in tutto il mondo, molti dei quali forniscono analisi di alto livello piuttosto che informazioni pratiche e definite.

Perciò, quando vengono spinti a farlo, molti attivisti faticano ad articolare una spiegazione di ciò che implicano i processi di base della finanziarizzazione, o ciò che accade all’interno di una banca. In effetti, per la maggior parte delle persone, anche guardare i siti web delle banche d’investimento può creare confusione. Goldman Sachs ricorre a servizi apparentemente non correlati come “Vendite e trading”, “Consulenza finanziaria aziendale” e “Gestione patrimoniale”. Dove si trova la “banca”? In che modo la “gestione degli investimenti” è diversa dall’ “investment banking”? Come funziona un hedge fund? Che cos’è esattamente un private equity?

Questo deficit di conoscenza è del tutto comprensibile. Osservare il sistema degli intermediari finanziari da una posizione esterna è come guardare nel cofano di un’auto con poca conoscenza della meccanica. Tutto potrebbe apparire come una confusione metallica di tubi, fili e cilindri. Nel fervore della discussione, poi, è facile che l’appassionato sostenitore della giustizia sociale fraintenda o distorca un particolare concetto finanziario. La stampa conservatrice è sempre pronta ad approfittare di questi scivoloni per descrivere i manifestanti come utopisti fuori dalla realtà, come spacciatori di sogni irrealizzabili.

L’impulso al cambiamento è tuttavia profondo e le persone stanno imparando. Proprio sulla soglia dei più grandi centri finanziari del mondo, c’è un nuovo mondo di attivismo finanziario che aspetta di prendere vita.

Questo libro ha lo scopo di aiutarlo a prendere forma.